Tassazione sul trading binario

Le opzioni binarie sono lo strumento finanziario che sta crescendo più rapidamente nel mondo, soprattutto tra i piccoli trader. Il suo più grande punto di forza è sicuramente la semplicità d’utilizzo, grazie anche alle interfacce utilizzate dai broker con le quali è possibile fare trading direttamente dai grafici.

In oltre i rendimenti per chi opera con le opzioni binarie sono davvero elevatissimi e raggiungono facilmente l’85% di quanto investito, quindi analizzando i mercati finanziari potremmo sfruttare questa percentuale ricavandone risultati redditizi.

E’ vero anche che come possono portare a risultati economicamente elevati, le opzioni binarie, possono portare a perdite di capitale, questo però è un rischio che può essere calcolato e gestito a priori, infatti il trader esperto si distingue dal comune trader non perché evita il rischio, ma perché sa calcolarlo e gestirlo. Non possiamo pensare che ogni nostro movimento vada a buon fine, quindi il giusto equilibrio tra trade positivi e negativi può consentirci di ottenere guadagni elevati. E’ importante non investire mai capitali che non possiamo permetterci, mai collocare tutto il nostro capitale su una sola operazione.

Tassazione

Chiaramente tutti i guadagni ottenuti grazie trading vanno dichiarati. Le operazioni di investimenti online possono appartenere a due tipi di regime fiscale:

  1. Il primo è un regime sostitutivo che prevede che ci sia un broker che deve calcolare e pagare le tasse in base al guadagno che ottiene dal suo lavoro.
  2. Il secondo è il dichiarativo che stabilisce l’onere di dichiarare i guadagni ottenuti con la semplice dichiarazione dei redditi (con il modello Unico). In questo documento va indicato il totale dei spettanti nella sezione II-B al rigo RT41.

Nel 2012 il Forex è stato equiparato ai fini fiscali ai CFD e pertanto sui profitti dal trading Forex si paga la normale aliquota di Capital Gain, si possono scalare le minusvalenze sulle posizioni in perdita per determinare i profitti da trading alla fine dell’anno.

In caso di bilancio finale in negativo le minusvalenze subite possono essere utilizzate come un credito sulle plusvalenze future o a compensazione delle tasse dovute nello stesso periodo per capital gain ottenuto su altri prodotti di investimento.

Per i broker che operano sui mercati invece esteri si applica il regime fiscale dichiarativo e quindi sarà cura del trader richiedere la documentazione al proprio broker su tutte le transazioni effettuate e in seguito compilare i relativi campi nella propria dichiarazione dei redditi, versando il dovuto.

E la tassazione italiana?

L’ Agenzia delle Entrate classifica come “contratti finanziari differenziali” i contratti di acquisto e vendita di valuta estranei a transazioni commerciali e regolati per differenza, anche tramite operazioni di rinnovo automatico. Riconduce, a questa classificazione contrattuale, anche i contratti di compravendita in valuta che, pur in assenza di clausole contrattuali, presentino caratteristiche tali da consentire di mantenere aperte overnight le posizioni a fine giornata.

In conclusione quindi Operare sul Forex, significa eseguire “contratti finanziari differenziali” i cui guadagni e perdite sono stati fiscalmente ricondotti sempre dall’Agenzia delle Entrate, e ai rapporti di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c-quater, del Testo unico delle imposte sui redditi. Questa previsione di legge comprende i guadagni del Forex realizzati dagli investitori privati tra i “redditi diversi” soggetti all’imposta sostitutiva fissa del 26%.

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